Notre Dame Du Haut

Le Corbusier + Renzo Piano

A Ronchamp Le Corbusier incontra il sacro e si batte, insieme al movimento per l’Arte sacra, per introdurre l’architettura e la pittura moderna negli edifici religiosi.

Sulla collina di Bourlémont, a 500 metri di altezza, gli viene commissionata dall’arcivescovado di Besançon la ricostruzione della Cappella di Notre-Dame Du Haut distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Fin dalla prima visita nel 1950 Le Corbusier rimane sedotto da questo fantastico luogo per il quale pensa un progetto specifico. Segue l’esempio degli osservatori indiani scoperti nello stesso periodo ma l’idea principale si ricollega alla scoperta, su una spiaggia di Long Island, di un carapace di granchio svuotato, alla cui immagine si rifanno i primi modelli di studio del guscio di copertura. I muri sono indipendenti e separati dalla copertura grazie ad una sottile fessura da cui la luce filtra all’interno dello spazio. La pianta della cappella è asimmetrica ma regolata, sia all’interno che all’esterno, dalla posizione degli altari laterali da cui penetrano raggi di luce che evocano il “serapeum” della villa di Adriano. La parete del muro a sud, ritmata dalle nicchie che proiettano all’interno una luce modulata, evoca invece le pareti delle moschee algerine che Le Corbusier aveva scoperto nel 1931. In questo luogo sacro la luce e l’ombra scolpiscono lo spazio; conferiscono una certa drammaticità ma nello stesso tempo caricano di emotività ogni angolo dell’aula liturgica.

La Cappella di Notre-Dame Du Haut viene consacrata il 25 giugno 1955. A circa cinquant’anni dalla consacrazione dell’edificio le autorità religiose locali decidono di rinnovare le attrezzature di “alloggio e fratellanza” esistenti e di trasferire, sul terreno di proprietà, un piccolo gruppo di Clarisse. Del progetto viene incaricato Renzo Piano che viene accusato di aver costruito il minuscolo convento delle Clarisse e la nuova portineria troppo a ridosso dell’opera di Corbu, alterando in maniera sensibile l’approccio al luogo di preghiera che il maestro aveva concepito come il traguardo di un lento e faticoso processo di arrivo.

In realtà la mia sensazione è stata quella di ritrovarmi in un luogo carismatico in cui il confronto tra l’opera di Le Corbusier e Renzo Piano non ha nessun senso. I tempi sono cambiati e oggi la Cappella non è più meta di pellegrinaggi come avveniva quasi un secolo fa, ma è diventata un simbolo dell’architettura religiosa del tardo modernismo. Si è vero, forse la posizione del convento delle Clarisse è troppo ravvicinata all’opera di Le Corbu, ma nello stesso tempo il monastero si sviluppa seguendo l’andamento delle curve di livello e per lo più ipogeo. Percorrendo il sentiero capita spesso di poter osservare le attività delle Clarisse attraverso le vetrate; c’è un continuo rimando a quel simbolo tanto prezioso che poco più su spesso si intravvede. Il progetto di Piano riesce, secondo me, ad attualizzare un intervento che probabilmente sarebbe rimasto troppo isolato.