EmotionArch

Architettura e fotografia, anche se apparentemente indipendenti l’una dall’altra, sono strettamente connesse da elementi dai quali entrambe si autoalimentano: lo spazio, la luce, il tempo e la misura.

Nel mio percorso professionale di architetto e fotografo spesso ho provato a definire il rapporto tra le due Arti cercando di risolvere un mio quotidiano conflitto: fotografare l’architettura può essere l’occasione per un’espressione artistica oppure deve essere una mera rappresentazione oggettiva della realtà?

E’ difficile dare una risposta. Ogni qualvolta io provi a voler raccontare un’opera architettonica attraverso la fotografia subentra, in effetti, un ulteriore fattore difficile da contrastare o gestire: l’emozione.

Da un lato quella dell’architetto che si ritrova davanti alla magnifica costruzione che avrebbe voluto progettare; dall’altro quella dell’architetto/fotografo che, con un po’ di timore reverenziale, cerca di instaurare una relazione empatica con l’organismo edilizio che sta esplorando.

Nasce così il progetto “EmotionArch” il cui obiettivo principale è divulgare la cultura architettonica contemporanea, e il ruolo che essa può avere nella società odierna, attraverso immagini dal forte impatto emotivo.

La mia indagine fotografica assume quindi come riferimento l’architettura della nostra epoca, un intervallo temporale compreso tra l’oggi e gli ultimi decenni senza, tuttavia, una precisa indicazione cronologica.

In questo scenario le città sono in continuo cambiamento. Architetti, cittadini, amministrazioni pubbliche, privati e imprese sono direttamente coinvolti nella ridefinizione dello spazio urbano. Si sente spesso parlare di governance urbana, di riattivazione di spazi pubblici e privati, e di nuove tecnologie.

L’architettura è profondamente radicata in questa complessa trama di relazioni che la lega alle altre discipline con l’obbligo di affrontare le esigenze concrete dei fruitori.

E’ ancora valido il pensiero di John Ruskin il quale nel XIX secolo scrisse che la buona architettura deve avvalersi del contributo di altre forme d’arte per raggiungere le vette della creatività umana. Da questo punto di vista un’opera architettonica può quindi essere espressione artistica e, al contempo, edificio funzionale.

La tecnologia ha ormai cambiato il modo in cui gli edifici vengono costruiti e il software diventa una parte integrante della natura del progetto. Nuove forme complesse si sostituiscono a quelle più semplici della geometria euclidea.

Il risultato è una realtà vasta e articolata difficile da catalogare ma di grande ricchezza.

Gli architetti, infatti, non ricercano più l’adeguamento delle loro opere a canoni prefissati ma scelgono liberamente soluzioni funzionali ed estetiche precise in risposta a problemi concreti.

Nella selezione di immagini che propongo i soggetti architettonici sono costruiti con materiali differenti, a volte sono minimalisti, a volte più plastici. Rappresentano per l’appunto l’eterogeneità dell’architettura odierna.

Lungo questo percorso ho ritrovato la volontà di “Essere Fotografo” catturando immagini secondo l’antico ma eterno codice emozionale.

Alessio Forlano

L’architettura è un fatto d’arte, un fenomeno che suscita emozione, al di fuori dei problemi di costruzione, al di là di essi.

La Costruzione è per tener su: l’ARCHITETTURA È PER COMMUOVERE.”

Le Corbusier, Vers une architecture, 1920-21